04 Feb

Fare senza fare

Rifletto sulla estrema difficoltà di sperimentare il ‘non fare’.

Anche quando scegliamo, con un atto di volontà, di praticare meditazione, mindfullness o qualsiasi altro esercizio che nasce dal desiderio di vivere con maggiore consapevolezza, ebbene, anche in quel caso (ed è esperienza personale e di tante persone incontrate negli anni…) ci scontriamo con l’enorme resistenza che si scatena quando si tratta di sedersi, semplicemente sedersi.

E non fare.

Esiste una vita possibile, una realtà libera dallo sforzo?

Sembra proprio di sì, e le parole dei meditatori ci vengono in aiuto, lasciando intravedere una possibilità…

“Non insistere nello sforzo, bensì vivere nell’abbandono. Sia l’arte sia la meditazione nascono sempre dalla resa, mai dallo sforzo…..

I cinesi hanno un concetto per questo: wu wei, fare senza fare. Wu wei consiste nel metterti nella disposizione adeguata affinchè qualcosa si realizzi per mediazione tua, ma senza farlo tu direttamente, forzando il suo avvio, sviluppo o culmine.”  (Pablo d’Ors, Biografia del silenzio).

Sederci in compagnia è un aiuto; animati dallo stesso desiderio di fare senza fare, insieme è più facile.

nonfare

28 Gen

I due recipienti

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Una vecchia possiede due grandi recipienti, ciascuno sospeso all’estremità di un’asta che porta sulle sue spalle per andare a prendere l’acqua. Alla fine del suo lungo percorso, dal pozzo verso casa, uno dei due recipienti, crepato, è pieno di acqua solo a metà. Il recipiente intatto è molto fiero di sé. Il povero recipiente incrinato, da parte sua, si vergogna della sua imperfezione, triste di non poter fare che la metà del suo lavoro. Dopo due anni, si rivolge alla vecchia, una volta vicino al pozzo: “Mi vergogno, perché la mia crepa lascia gocciolare l’acqua lungo il cammino verso casa.” La vecchia sorride: “Hai notato che ci sono dei fiori dalla tua parte del percorso, mentre non ci sono sull’altro lato? Siccome io ho sempre saputo della tua crepa, ho lasciato dei semi dalla tua parte del cammino. Ogni giorno, sulla strada del ritorno, tu li hai innaffiati. Per due anni, grazie a te, ho potuto cogliere dei fiori bellissimi per decorare la mia tavola.” (F. Lenoir, L’anima del mondo).

E tu? Li vedi i tuoi fiori sulla tavola??

21 Gen

Il Popolo dei Giudicanti

Lo conoscete il Popolo dei Giudicanti?

Quello che abita più o meno stabilmente nelle stanze della nostra Mente….

Quel Popolo molto vario, fatto di personaggi che arrivano e che vanno, alcuni più leggeri, altri più pesanti…

Composto da una grande varietà di specie, ci sono i Pensieri di Come dovrebbe Essere, i Pensieri del Sono sempre sbagliato… e poi la gran varietà delle Critiche…

È un popolo molto prolifico e che non teme il decremento delle nascite.

Quando un suo esponente si dissolve, eccone subito un altro che compare, per non parlare degli Habituè, quelli ritornano, spesso o meno spesso, ma ritornano.

A volte, nella folla, spunta anche un personaggio particolare: è quello che riesce a guardare il Popolo che passa, e li guarda proprio tutti, in modo interessato e allo stesso tempo senza farsi coinvolgere, dando attenzione senza soffermarsi su uno o sull’altro, curioso di conoscere l’Umanità dei Pensieri…

Che grande ricerca scovarlo nella folla, e non perderlo.

Il suo nome è Io Osservante.

giuducanti

14 Gen

Cambiamento

acquaNon c’è cosa che ci impegni più del Cambiamento.

Lo desideriamo, lo aspettiamo, lo aneliamo.

Vorremmo che le cose fossero diverse, vorremmo che gli altri fossero diversi, vorremmo che noi fossimo diversi.

E questa forza meravigliosa che è il Desiderio ci spinge in avanti, ci fa impegnare e appunto, cambiare.

Ma, come in una danza a due, non siamo soli. Con noi, un altro partner, fedele, la Paura.

La paura di ciò che è nuovo, diverso, ignoto, sconosciuto, chiede di essere parte, considerata, inclusa.

E non è una danza che può essere solo analizzata, ponderata, valutata…

Chiede di essere vissuta.

Come immergerci nell’acqua. Sì, possiamo considerare se è troppo alta o troppo bassa, se è troppo fredda o troppo calda, se abbiamo almeno un’idea di cosa succederà quando entreremo, ma poi….

Com’è oggi la tua danza, tra Desiderio e Paura?

Buon tuffo.

07 Gen

Quale augurio?

gen1Sono giorni questi in cui viviamo l’esperienza di condividere speranza e desiderio di buon auspicio: questo il significato della parola augurio, antico quanto l’uomo, pratica che fin dall’antichità accompagna nella ricerca di una disposizione d’animo ottimista e ben disposta verso il futuro.

La speranza che si orienta in avanti è a volte bilanciata dal pensiero che corre al passato, l’anno che stiamo lasciando, quello da dimenticare o da ricordare, comunque andato.

Diamo un augurio anche al nostro presente, auguriamoci di essere, nella vita, con ciò che ci riserverà, presenti a noi stessi e agli altri, con gioie e dolori, aperture e chiusure.

Presenti alle parole che diremo e a quelle che non diremo, alle scelte che faremo e a quelle che non faremo, presenti in modo gentile verso noi stessi.

Come suggerisce Tich Nhat Hanh e come condivide un caro amico in questi giorni, vivendo questi passi non in termini di ‘buono’ o ‘cattivo’ ma di ‘maggiore’ o ‘minore’ abilità… “se sei abile, puoi evitare di far soffrire te stesso e l’altro…”

Auguri di maggiore abilità per tutti noi, perché possiamo essere presenti all’intensità della vita.

24 Dic

Ricordarci dei nostri sogni

Molte le parole preziose donate dalle persone in occasione dell’apertura del Centro.

Ne scelgo alcune, come spunto per una riflessione insieme.

“Oggi sono passato, come un viandante…. E nel labirinto ho trovato un biglietto che mi ricordava i miei sogni…. Dimenticati”.

Cosa facciamo dei nostri sogni? Come li trattiamo? Che vita hanno? Dove li abbiamo cacciati?

Il filo del nostro desiderio ha intessuto percorsi unici, a volte complicati, a volte interrotti… o almeno, così ci pare.

Capita di perdere il contatto con la forza che ci spinge, sostiene, mette in azione, quella dei piccoli e dei grandi desideri, di ciò che ci anima, dà senso, riempie la vita.

Eppure è sempre possibile ritornarci, ritrovare il filo, riannodare, riscoprire.

Quale sogno dimenticato vuoi mettere sotto l’albero?

labirinto

17 Dic

Il nome

Proseguiamo la riflessione sulle forme, a partire da una ‘forma’ essenziale, che ci identifica fin dalla nascita, il nostro NOME.

Quante storie si intrecciano in questa ‘semplice’ parola, quanti destini riassunti, quante trasformazioni…

Avete mai riflettuto sul filo che si è sviluppato della vostra vita attraverso il vostro nome?

Può essere molto interessante e rivelatore…

A volte l’abbiamo odiato o portato con disagio, a volte è stato facile e l’abbiamo amato dall’inizio, a volte ci hanno chiamato con un altro nome, a volte i nostri genitori hanno continuato a chiamarci con i due nomi che avevano rispettivamente scelto, senza aver trovato davvero un accordo…

A volte abbiamo imparato piano piano ad amarlo, ad accettarlo, e a riconoscerci progressivamente ‘dentro a quella forma’…

Questi solo alcuni delle innumerevoli possibilità che ho raccolto nei racconti delle persone che hanno lavorato con me sul tema.

E che dire poi dei diminutivi, dei vezzeggiativi, di chi viene chiamato col secondo nome, di chi è passato dal primo al secondo, di chi se ne è dato uno nuovo e dell’effetto che ci fa quando veniamo chiamati in modo abbreviato o con il nome intero…

Che effetto ti fa oggi percepire il tuo nome, pronunciarlo, cantarlo, ascoltarlo?

Come lo abiti, lo indossi, lo assumi?

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01 Dic

L’immagine di sé

Tante volte ho ascoltato nelle persone la sensazione di una grande distanza tra dentro e fuori, tra il percepirsi in un certo modo all’interno e fare i conti con un riscontro esterno magari opposto o comunque molto distante (mi vedono così sicura e io mi sento così insicura, per esempio).

E in tante occasioni il mio accompagnamento è andato nella direzione di ridurre il gap, avvicinare gli opposti, aiutare nella ricerca della ‘giusta forma’, quella in cui ci sentiamo a casa, con una sensazione di consonanza e di corrispondenza con ciò che siamo e ciò che si esprime fuori, nel mondo.

Trasformazione come cambiamento di forme, aspetto, strutture o di altre qualità e caratteristiche… cita il vocabolario.

E così si è sviluppata anche la mia ricerca, accompagnata da domande invitanti che mi hanno guidata nell’esplorare le forme, dentro e fuori, nella natura, per scovare ciò che oggi parla di me.

E tu? Quante forme hai?

22 Apr

allora io vado all’acqua…

Allora io vado all’acqua che da sola mi calma,

a lei vado come al fondo di me,

come allo specchio

alla radice

al letto,

alla mamma acqua

e bevo, sgorgo, volo, cado,

in quella posa dei sofferenti,

poi torno a casa.

M. Gualtieri

 

UN’AMICA MI DONA E CONDIVIDO….

 

 

 

24 Feb

noi esseri umani….

….siamo caratterizzati da una sproporzionata bramosia di possedere cose, idee, persone… siamo insaziabili! Quanto meno siamo, più vogliamo avere. La meditazione insegna, invece, che quando non si ha nulla, si danno più opportunità all’essere. E’ nel nulla che l’essere brilla in tutto il suo splendore.

Pablo d’Ors, Biografia del silenzio, Vita e pensiero