Quale augurio?
Sono giorni questi in cui viviamo l’esperienza di condividere speranza e desiderio di buon auspicio: questo il significato della parola augurio, antico quanto l’uomo, pratica che fin dall’antichità accompagna nella ricerca di una disposizione d’animo ottimista e ben disposta verso il futuro.
La speranza che si orienta in avanti è a volte bilanciata dal pensiero che corre al passato, l’anno che stiamo lasciando, quello da dimenticare o da ricordare, comunque andato.
Diamo un augurio anche al nostro presente, auguriamoci di essere, nella vita, con ciò che ci riserverà, presenti a noi stessi e agli altri, con gioie e dolori, aperture e chiusure.
Presenti alle parole che diremo e a quelle che non diremo, alle scelte che faremo e a quelle che non faremo, presenti in modo gentile verso noi stessi.
Come suggerisce Tich Nhat Hanh e come condivide un caro amico in questi giorni, vivendo questi passi non in termini di ‘buono’ o ‘cattivo’ ma di ‘maggiore’ o ‘minore’ abilità… “se sei abile, puoi evitare di far soffrire te stesso e l’altro…”
Auguri di maggiore abilità per tutti noi, perché possiamo essere presenti all’intensità della vita.